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mercoledì, 12 marzo 2008
Ho urgente bisogno di aiuto!
Non è che vi vengono in mente attori in film o telefilm che hanno il riporto? Sì, il riporto, capelli che coprono la pelata...
Non scherzo, devo trovarne almeno 4 o 5!
giovedì, 06 marzo 2008
Nel video de "Il mio amic0" della Tatangel0 segnalo citazione del film "Una giornata particolare" di Ettore Scola, in particolare nella scena sul terrazzo con la biancheria stesa. Il truccatore gay con il capello stirato nella parte di Mastroianni, per affinità tematica omosessuale. La dolce e bella Anna in vestaglietta nel ruolo che fu di Sofia Loren.
(Qui la sinossi e l'analisi del video)
A me piace un sacco "I soliti ignoti" di Fabriz|o Frizz| (che lui, tra l'altro, l'amico Friz, è stato ingiustamente epurato dalla Rai bigotta per anni perché aveva lasciato la moglie per una più giovane e carina, e tutte le spettatrici di mezza età a fare i soliti commenti, lo so che li facevano).
Comunque questa dei Soliti ignoti è una trasmissione che non stai attento ci rimani sotto (anche al sottofondo musicale da thriller e con la liturgia i campi e controcampi quando il tipo che sta sul palchetto deve dire "Sì, sono io che vendo orologi a cucù" o "No, non sono io il fratello di Giucas Casella"), come è capitato a me che quasi quasi ora mando il curriculum. Dalla mia approfondita analisi delle dinamiche del gioco e della psicologia degli autori, ecco le regole per indovinare tutte le identità e andare a casa con un sacco di soldi e la moglie/marito che piange di gioia.
1. Le prime tre identità sono ovvie, le indovina anche Frizzi senza leggere la cartelletta. Di solito c'è Miss Campania o la ex letterina, per cui è facile: se è una gnocca è lei. Si può sboronare e picchiare col martelletto in scioltezza.
2. La quarta identità potrebbe essere facile o difficile: secondo il mio calcolo statistico, un giorno è facile e il giorno dopo è difficile (cfr. psicologia degli autori). Se è difficile, cioè se proprio non avete idea di chi sia la persona sul palchetto, allora meglio chiedere subito l'indizio, in modo da indovinare subito questa identità e non creare confusione mentale.
Nota sull'indizio: sono tre frasi di cui due - ma lo sanno anche i bambini - non servono a una mazza (del tipo "Colleziono francobolli" o "Amo le gite in campagna"). L'indizio utile è una frase sibillina che tuttavia, con un po' di astuzia, può portare alla risposta giusta. Come dice Frizz|, bisogna cogliere le sfumature. Per esempio, se si dice "Nel mio lavoro mi dicono tutti grazie", è una che distribuisce volantini o che fa l'assistente sociale? La prima, ovvio.
3. Si va prosegue con identità più facili, anche perché il ventaglio di risposte si riduce.
4. Le ultime 3 identità sono più difficili ma ricordate che avete ancora due indizi. Se non avete la minima intuizione e sbagliate, potrebbe essere utile - in certi casi - fissarsi con una risposta, così che alla fine abbiate matematicamente individuato la persona giusta.
5. Non perdetevi mai d'animo. Anche se avete sbagliato e perso tutto, c'è sempre l'ultima identità da indovinare, che in genere vale 40-50mila euro. Si va per esclusione e ci si appoggia agli indizi.
6. Tenete sempre a mente la psicologia degli autori. Alla fine rimangono le identità più difficili e se si ragiona per stereotipi si perde. Esempio (vero): se c'è da capire chi guida il muletto tra un giovanotto abbronzato e un'anziana signora ingioiellata, optate per la meno ovvia, cioè la seconda.
7. Certo, se poi non mi date ascolto non vincerete mai niente e tornerete a casa con le pive nel sacco.
(Volevo scrivere "le pive nel sacco")
lunedì, 21 gennaio 2008
A proposito di vuoti, ora me ne sta venendo uno grosso così ma per favore, niente gestacci.
Però prima devo spiegare che cosa è successo. Ecco, cercando di mantenere l'anonimato nella tutela della mia privacy, ché sul web gira certa brutta gente, l'altro giorno ho fatto quella cosa che conclude i miei studi post laurea e che mi permette di fare una certa professione di cui solo gli amichetti capiranno la natura. (Sto cercando di essere il più contorta possibile per depistare i miei detrattori).
E quindi iééééé sono contenta! Ballato, brindato, baciato, lettera e testamento.
Detto questo, ora sento che si sta aprendo questo vuoto barometrico davanti a me... perché, come dire, non ho più nessuna certezza baby, è un mondo di lupi, sangue su sangue, ma che strano nessuno ci comanda più col telecomando.
P.S. Mi manca la chiusa, come sempre. Facciamo che ci penso un momento.
giovedì, 03 gennaio 2008
Per quanto riguarda la depressione, l'amico Carcarlo mi suggerisce una soluzione di questo tipo: riaprire il blog. Cioè - ho chiesto io - il blog come terapia di gruppo? Lui non ha risposto, non se la sentiva di dare nomi alle cose. Anche perché lui il blog non ce l'ha, gli piace vampirizzare quelli degli altri. Ma questo non è un giudizio, non sia mai che se la prenda. Comunque dicevamo, riaprire il blog mi provocava fino a cinque minuti fa un certo imbarazzo. E' come telefonare a un amico che hai snobbato per mesi e all'improvviso trovarsi a chiedergli be', come va? E il lavoro? Tutto bene? E già ti senti un'idiota con tutto il pubblico contro che ti disprezza e tu gli dai ragione. La cosa peggiore è quando la conversazione proprio non decolla - non è che si inceppa, perché questo sarebbe già un risultato, proprio non va e basta - e l'altro ti risponde con dei bei sì sorridenti o no altrettanto sorridenti oppure frasi così generiche da non cavarci un appiglio per la tua risposta, per il tuo contributo, per lo sviluppo di un discorso uno (è la cosa che mi provoca il massimo disagio sociale questa della conversazione che si inchioda). E allora è come uno di quei botta e risposta delle Iene, due deficienti messi uno accanto all'altro. Ma devo dire che ormai l'imbarazzo se ne sta andando, anche perché parlo da sola, e forse sto cominciando a credere anche alla storia della terapia di gruppo virtuale. Ora mi metto qui sulla mia sedia accanto agli altri, siamo tutti in cerchio, e poi uno alla volta ci alziamo e ci presentiamo al gruppo. Mi chiamo pole position e ho terribili vuoti esistenziali.
lunedì, 30 luglio 2007
Questa mattina, mentre percorrevo via Imbonati in direzione Maciachini, mi è entrato il sole negli occhi e ho capito tutto. Il parrucchiere Islamabad 2, il kebabbaro turco e poco più in là, il kebabbaro egiziano, il ristorante cinese Han Huan. Sembrava un grande quadro, con tutte le insegne in fila e qualche omino in infradito che si trascinava sul marciapiede liquido (pare che sia tutta una questione di bitume scadente, l’ho letto sul giornale). Frustate di caldo, vetrine deprimenti, la pompa di benzina che brillava. Mi è mancato per un istante il fiato e ho visto questa barista cinese di tredici anni appoggiata al tavolino che mangiava una brioche spiegazzata. Poi è arrivato l’autobus. Niente aria condizionata. Il dente del giudizio batteva la gengiva. Nelle mani stringevo una multa di 156 euro più un invito a segnalare i dati del conducente scopo decurtazione punti numero 6 patente di guida. Scesa dall’autobus ho preso a sventolarla. Ho pensato alla mia amica Carry e al modo in cui, certe sere mentre sudiamo davanti al computer alle undici e mezza con le sigarette che ci disidratano la bocca, ci guardiamo e ci diciamo serie Che vita di merda. Contemporaneamente. Con risata catartica a seguire. Qualche birra, se capita, ora che anche lei ha cominciato a bere. Poi ci rimettiamo al computer con gli occhi che pulsano e con Ragazzo Gentile che dall’altra stanza commenta a voce alta i programmi del calcio di Telelombard|a. Scuotiamo la testa e la sensazione della vita di merda si fa sempre più precisa.
giovedì, 17 maggio 2007
Riapro il blog perché ho una comunicazione importante da fare: guardate La sposa perfetta su Rai Due. E' una delle poche cose che mi danno soddisfazione negli ultimi tempi, oltre a Nip/Tuck in dvx. Comunque funziona più o meno così: ci sono alcune ragazze che devono fidanzarsi con dei tizi. Naturalmente le ragazze sono tutte magre, abbronzate, capelli lunghi e jeans a vita bassa (per gli infradito tocca aspettare qualche settimana). Comunque le ragazze stanno in una villa con le madri dei tizi, e quindi lo scopo è quello di ingraziarsi le future suocere, perché altrimenti quelle influenzano negativamente i loro figli e addio fidanzamento. Ci sono ovviamente le nomination, un grande classico dei reality. E poi qualche volta limonano e si confidano tra loro (ragazza-ragazza, ragazza-suocera, ragazzo-ragazzo, ragazzo-madre). E' bella questa cosa della confidenza. Ti fa sentire più vicino a questi ragazzi. Io, per esempio, mi sono appassionata al caso di Sara, una torinese che dice le bugie e poi si fa scoprire. Aveva omesso di avere un figlio, ma tutti l'hanno perdonata perché sai, che tenerezza la maternità. Poi si scopre che in giovane età aveva partecipato a un reality in cui si picchiava mezza nuda su un ring con altre che come lei volevano sfondare nel mondo dello spettacolo. E' bella questa cosa dello sfondare nel mondo dello spettacolo. Una volta, all'università, ho conosciuto una che di lavoro faceva la talent scout, cioè fermava le studentesse e dava loro un volantino con su delle facce, dicendo che stavano cercando volti nuovi.
lunedì, 23 ottobre 2006
Il fatto è che c'è poco entusiasmo in questo ottobre di ripresa delle attività quotidiane, quelle che l'anno scorso erano una novità e invece quest'anno sono un susseguirsi di azioni, parole. Fosse per me, le cose nuove dovrebbero durare un anno. Poi basta, poi diventa una cosa che già sai come va a finire e ti annoi e passi un sacco di tempo a rovinarti lo stomaco con i caffè della macchinetta e a dire cose inutili alle persone. Un anno mi sembra un giusto periodo di sopravvivenza per le novità. A voler essere ottimisti. Poi non è che bisogna cambiare tutto, partire, mettersi una bandana in testa e scoprire il sud del mondo. Non è necessario. E poi che palle tutti questi che tornano con le foto e ti spiegano che hanno capito che a Milano c'è troppa frenesia. Bella scoperta. Ci credo che c'è troppa frenesia, è Milano. Insomma non bisogna per forza far finta di cambiare le cose per coprire i soliti terribili vuoti esistenziali. Basterebbe a volte solo cambiare format alle stesse cose. Uso questa parola, "format", perché in questo periodo c'è un invasato di prodotti multimediali che non ci dà pace. Come dire, che ormai è diventato tutto multimediale fino allo sfinimento, una tiritera sul futuro che non mi ha mai convinto, e sì, lo so, sono giovane e dovrei sentirla di più questa cosa del multimediale, ma proprio non mi riesce di pensare tutto il mondo in questi termini. E' un problema mio, per carità. Reagisco per lo più agli stimoli (multimediali, ovvio), e poi mi perdo in pensieri così appassionanti che mi occupano un sacco di tempo e mi piace così. L'unica reazione forte che ho avuto è stata oggi, ma era impossibile restare calmi. La palestra a cui ero iscritta anni fa mi ha mandato l'ennesimo messaggino che diceva: PROMOZIONE COMPLEANNO!! DA OGGI SCONTISSIMO!! 50% + PISCINA + SACCA. Ecco, io ero lì persa nei miei pensieri e mi è arrivata questa provocazione che mi ha rovinato dieci minuti del mio pomeriggio. Dieci minuti in cui ero persino coinvolta nei discorsi che si facevano, in cui avevo ricominciato a valutare la possibilità di non distrarmi. Insomma alla fine non mi sono trattenuta e gli ho risposto per le rime a quelli della palestra. Ah, se gli ho risposto. Gli ho scritto una frasetta di quelle da offenderli subito: "Scontissimo? Ma come cazzo parli?". E poi mi sono sentita subito meglio, con i miei pensieri che mi aspettavano lì, a complimentarsi con me.
venerdì, 13 ottobre 2006
E' il manifesto del partito che volevamo fondare io e una mia amica. Come si noterà da alcuni punti, fu scritto prima dell'estate.
PIU' TASSE PER TUTTI I RICCHI
*slogan: Dovete caccia' la lira
NO AL VOTO DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO
* Voti e buoi dei paesi tuoi
NO AL SENATO FEDERALE
* Centralismo, Statalismo e Tasse
W Roma ladrona, leghista terùn
NO ALLA FINANZA
* Siete solo degli evasori di merda, ladri!
NO AL CAPITALISMO, RITORNO AL BARATTO
* Capitalismo, devi morire!
e dulcis in fundo...
Juve in serie B!
martedì, 10 ottobre 2006
Di fronte all'ennesima impasse relazionale, alla nuova partita a scacchi psicologica, alla familiare sensazione di sfinimento, il mio pensiero vola ancora una volta a quella frase di antica e profondissima saggezza che mi segnò per sempre. Era scritta a pennarello sulla porta del cesso dell'università e ogni volta che mi rinchiudevo nello stanzino, la leggevo più volte e, accovacciata, riflettevo:
COME SONO DIFFICILI I RAPPORTI UMANI
Se mi stai leggendo, oh grande saggio, permettimi di ringraziarti per questa semplice e illuminante verità.
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